Intervento in Aula sul decreto milleproroghe
AULA – 22 febbraio 2011
(Discussione sulle linee generali – A.C. 4086)
ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la discussione di questi giorni sul provvedimento in esame, nel merito ma soprattutto nel modo in cui sta avvenendo, ritengo che sia lo specchio della situazione politica che nell’attualità stiamo vivendo: delle debolezze, delle contraddizioni della maggioranza e del suo Governo. Infatti, a causa della debolezza della maggioranza, stiamo discutendo in Assemblea un provvedimento che le Commissioni non hanno potuto esaminare perché in quella sede la maggioranza non aveva i numeri sufficienti.Voglio ringraziare i presidenti Giorgetti e Bruno per il rigore istituzionale con il quale hanno retto le due Commissioni e anche per l’intervento che ha aperto la discussione di oggi. Il collega Giorgetti diceva che la maggioranza ha fatto reiterati interventi per evitare il voto. Solitamente così si definisce l’ostruzionismo, ma è singolare che lo faccia la maggioranza e non chi sta all’opposizione. Ha detto ancora che la ragione di questa impossibilità delle Commissioni di deliberare risiede nella frammentazione dei gruppi e nelle regole che disciplinano la composizione delle Commissioni. Mi permetto di dire che forse non è proprio così, perché, se non ci fosse stato un mutamento della situazione politica della maggioranza, le Commissioni così come lavoravano all’inizio della legislatura avrebbero potuto continuare a lavorare. Quindi, evidentemente la ragione di questa paralisi è dovuta alle difficoltà, alle debolezze e alle contraddizioni della maggioranza e non alle regole parlamentari.
A causa dell’atteggiamento che questo Governo ha verso il Parlamento – che ritiene spesso un fastidio, un luogo da svuotare di ogni significato e di ogni ruolo – stiamo svolgendo oggi una discussione che ha il solo valore della testimonianza a futura memoria per i resoconti parlamentari. Infatti, il Governo ha già deciso di porre la questione di fiducia su questo provvedimento senza avere nemmeno contezza del numero degli emendamenti che le opposizioni avrebbero presentato. Per assurdo, potevamo astenerci dal presentare emendamenti in Assemblea, eppure la fiducia sarebbe stata posta ugualmente su questo provvedimento. Per assurdo potremmo ritirare tutti gli emendamenti presentati in Assemblea, eppure ci sarebbe la conclusione della discussione con la posizione della questione di fiducia.
È una situazione paradossale, sintomatica ed emblematica della difficoltà in cui versa la maggioranza. A causa di questa difficoltà e delle distrazioni del Governo (che, infatti, è distratto da questioni che nulla hanno a che fare con i problemi delle famiglie, dei precari, dei giovani senza lavoro, delle imprese) stiamo discutendo oggi un provvedimento che nessuno ha coordinato in maniera sufficiente, che non ha logica, che è assolutamente eterogeneo nei suoi numerosissimi commi e che, così come si evince dal parere del Comitato per la legislazione che già qualche collega prima di me ha richiamato, è un provvedimento che fra qualche giorno diventerà legge, ma diventerà soprattutto una pessima legge.
Infatti, solo formalmente ha per oggetto la proroga dei termini previsti da disposizioni legislative, così come dice il titolo. È invece un provvedimento omnibus, perfino beffardamente provocatorio nell’altra parte del titolo, laddove ci ricorda che il provvedimento in esame dovrebbe recare «interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie».
È uno zibaldone che sembra scritto in un bazar arabo perché contiene norme di ogni genere, alcune che si conformerebbero più alle vecchie leggi finanziarie o alle «leggi mancia» che a un provvedimento di proroga dei termini.
A proposito, non avevamo varato forse la riforma della legge finanziaria apposta per impedire che vi fossero provvedimenti di questo genere, ossia provvedimenti omnibus che qualcuno ha definito assalti alla diligenza? Questo è un provvedimento che non ha alcun filo conduttore, che non ha alcun respiro e senza norme capaci di stimolare la crescita e di cogliere la sfida che proprio la crisi sta rivolgendo al nostro Paese e all’Europa intera. Vi sono, invece, altri Paesi europei che, in verità, questa sfida stanno accogliendo e che producono norme, leggi e interventi di Governo di grande diversità rispetto al tenore del provvedimento che oggi discutiamo.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, riteniamo che siano tante le cose che non vanno in questo decreto-legge. Sono tante le cose che non vanno e che avremmo voluto discutere ed emendare se solo ce ne aveste dato la possibilità sia in Commissione sia in Aula, a cominciare dall’imposizione delle nuove tasse che questo provvedimento reca. Non vi è stato un solo provvedimento, negli ultimi mesi, con il quale il Governo non abbia messo le proverbiali mani nelle tasche degli italiani e anche il decreto-legge milleproroghe, che alcuni hanno già definito invece che milleproroghe «milletasse», non fa eccezione. Vi sono diverse nuove tasse – alcune davvero odiose – che faranno aumentare ulteriormente la pressione fiscale smentendo, ancora una volta, la principale promessa del Governo Berlusconi, la principale promessa di tutti i Governi a maggioranza Berlusconi in tutte le campagne elettorali, dove si è sempre detto «non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani».
Eppure, negli ultimi provvedimenti e negli ultimi mesi non vi è stato provvedimento che non contenga norme che vanno nella direzione, invece, di aumentare la pressione fiscale. Un esempio, in particolare, lo rintracciamo nel provvedimento in esame nelle disposizioni in materia di rifiuti, contenute nei commi 2-bis e 2-ter dell’articolo 2. Con queste disposizioni consentite alle regioni, alle province e ai comuni di assicurare la copertura integrale dei costi del ciclo dei rifiuti mediante aumenti dell’imposizione tributaria attribuita agli enti locali. Ciò determinerà un aumento ulteriore della pressione fiscale locale che, vorrei ricordarlo, secondo l’OCSE è già cresciuta, nel nostro Paese e in rapporto al PIL, nel periodo 1990-2008, dal 2,9 per cento al 16,1 per cento mentre nello stesso periodo in Europa la media è stata del 12,4 per cento, senza contare anche l’aumento della pressione fiscale che sarà determinato dall’attuazione del federalismo municipale.
In questo provvedimento, però, avete fatto anche di peggio. Avete fatto di più e di peggio, come hanno già ricordato altri colleghi. Vi siete persino inventati la tassa sulle disgrazie. Avete previsto, infatti, di tassare i cittadini anche per le calamità naturali, imponendo alle regioni terremotate, per esempio, o alle regioni alluvionate di aumentare le tasse e le addizionali e, qualora l’aumento delle tasse regionali non sia sufficiente a fronteggiare la calamità e si debba, quindi, utilizzare il Fondo di riserva per le spese impreviste, che è istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze, avete disposto che questo Fondo possa essere reintegrato in misura corrispondente mediante l’aumento dell’accisa sulla benzina e sul gasolio. L’aumento che avete previsto sarà deliberato, come è scritto nel provvedimento, dall’Agenzia delle dogane. Insomma, i cittadini che subiranno sul loro territorio una calamità naturale dovranno subire prima i danni della catastrofe e poi le stangate fiscali della regione prima e del Governo dopo. Se non fosse vero ci sarebbe da ridere ma, purtroppo, è tragicamente vero.
Avete tassato anche i biglietti del cinema: dall’1 luglio di quest’anno al 31 dicembre del 2013 il biglietto del cinema costerà un euro in più, che dovrà pagare lo spettatore e che verrà versato al bilancio dello Stato. Anche questa è una tassa odiosa, che tuttavia, in modo assai furbesco, il Governo ha previsto di far scattare solo da luglio affinché nei mesi autunnali ed invernali, nel corso dei quali aumenta l’affluenza nelle sale cinematografiche, nessuno più ricordi che quell’aumento del costo del biglietto è stato voluto dal Governo diversi mesi prima e non invece dai gestori delle sale cinematografiche.
Quindi, da un lato si impongono nuove tasse, dall’altro si permettono antichi vizi e sprechi esecrabili, come nel caso della norma che deroga al limite del numero degli assessori per la città di Roma e per le altre città che abbiano una popolazione superiore al milione di abitanti, permettendo un aumento del numero degli assessori da 12 a 15, derogando alla norma già prevista e sbandierata in un altro provvedimento come una norma emblematica della volontà del Governo di tagliare i costi della politica, che prevedeva per esempio la riduzione del numero dei consiglieri regionali oltre che degli assessori.
Si premiano quindi i vizi, come nel caso dell’ennesimo condono edilizio per le case abusive della Campania con il quale, invece di imporre il rispetto delle regole e di rendere costosa l’illegalità, si dice ai cittadini, in una regione con gravi problemi di legalità, che scegliere la strada dell’illegalità, dei reati è conveniente perché tanto qualcuno, prima o poi, ci mette una pezza.
L’illegalità non si combatte con le chiacchiere, ma con provvedimenti politici di governo che rendano sconveniente il ricorso, per l’appunto, al reato e all’illegalità. Voi, invece, state mandando un messaggio devastante proprio a quelle popolazioni che hanno maggiormente bisogno di messaggi edificanti nella lotta all’illegalità.
Ma la norma più odiosa, per i vizi e per gli sprechi che consolida, è quella sulle quote latte: una norma che consente ai furbetti e ai disonesti di non pagare le multe, che mortifica gli agricoltori e gli allevatori onesti, una norma che fa del partito che l’ha voluta, la Lega Nord, che la ripropone continuamente in ogni provvedimento, il vero partito della spesa pubblica e degli sprechi della politica italiana. Si tratta di una norma che è finanziata con risorse – anche qui leggo testualmente – per «interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo del territorio, alle attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici, alla promozione di attività sportive, culturali e sociali». Con queste risorse voi invece finanziate la proroga per gli allevatori delle quote latte, con queste risorse proponete di premiare la furbizia e l’arroganza di chi non ha rispettato le regole.
Questa proroga delle multe sulle quote latte, del tutto ingiustificata, appare ancora più grave se si considera che nello stesso provvedimento – nel decreto milleproroghe – non sono stati accolti importanti emendamenti, proposti non solo dalle forze politiche, ma anche dalle organizzazioni di categoria degli agricoltori e dagli assessori all’agricoltura anche delle regioni che hanno maggioranze di governo omologhe a quella della maggioranza parlamentare. Hanno inciso sull’attività per esempio delle associazione dei allevatori, delle APA, alle quali sono state sottratte risorse, sul gasolio e sul comparto bieticolo-saccarifero. In sostanza, mentre si danneggiano le aziende che hanno creduto nello Stato e si sono messe in regola, affrontando duri sacrifici – infatti per queste aziende non vi sono risorse – per i pochi agricoltori disonesti le risorse si trovano sempre.
Eppure, queste norme erano invocate – come dicevo – da tutto il settore e da tutti gli amministratori che si occupano di agricoltura e il fatto che non abbiano trovato allocazione nel milleproroghe – mi riferisco in particolare alle norme che servivano a finanziare l’attività delle associazioni provinciali degli allevatori – determinerà risultati probabilmente molto gravi in termini di perdita di posti di lavoro.
Si parla di diverse migliaia di posti di lavoro a rischio, e soprattutto determinerà rischi anche in ordine alla tenuta dei registri che garantiscono la sicurezza alimentare e la qualità di ciò che gli italiani mettono in tavola. Non sarebbe stato più opportuno utilizzare tali risorse per queste finalità piuttosto che per le quote latte?
Altre cose non ci piacciono in questo provvedimento, non ci piace per esempio che non abbiate mantenuto l’impegno ad adeguare sufficientemente i fondi destinati al 5 per mille, infatti per il 2011 i fondi del 5 per mille saranno sì vincolati ad un tetto di 400 milioni, apparentemente uguale a quello degli anni precedenti, ma con un ulteriore vincolo – negli anni precedenti mai previsto – fissato ad un massimo di 100 milioni, già presente nella legge di stabilità di dicembre 2010, per l’assistenza e il sostegno ai malati di SLA. Questo è un fondo nato per una giusta causa ma che non ha nulla a che vedere con il 5 per mille, che è invece una libera scelta del contribuente. Si crea così un brutto precedente, che snatura il 5 per mille, limitandolo in parte e limitandone arbitrariamente l’entità della destinazione.
Non solo, si stimola una sorta di guerra tra poveri, perché le risorse per la SLA – che proprio noi dell’Unione di Centro chiedemmo nella legge di stabilità come posta di finanziamento autonoma, scissa dal fondo per il 5 per mille – sono destinate a questa categoria di malati che sta subendo oltre misura gli svantaggi derivanti dal ritardo dello Stato nella ridefinizione dei livelli essenziali di assistenza, e non possono e non devono essere considerate comprese nei fondi del 5 per mille, contrariamente a quanto da voi previsto nel milleproroghe. È una guerra tra poveri perché probabilmente il prezzo maggiore lo pagheranno proprio i malati di SLA, che noi avevamo previsto potessero essere assistiti con 100 milioni già stanziati dalla legge di stabilità. Oggi questi 100 milioni però potrebbero non esserci più, in quanto nel milleproroghe si modifica la norma a favore della SLA contenuta nella legge di stabilità, specificando che agli interventi in materia di sclerosi laterale amiotrofica è destinata una quota sino a 100 milioni di euro, non più quindi 100 milioni di euro, ma una quota fino a 100 milioni di euro. Per assurdo, potrebbe trattarsi anche di un euro o di dieci euro. Tutto questo nell’anno europeo dedicato al volontariato.
A proposito degli interventi nel sociale per il contrasto alla povertà, abbiamo preso atto leggendo il testo del milleproroghe del fatto che avete previsto la proroga del programma carta acquisti previa sperimentazione dell’utilizzo della stessa in favore degli enti caritativi. Noi leggiamo questa norma come un’implicita ammissione del fallimento del Governo sulla social card. Avevamo ragione dunque quando sostenevamo che la social card era il tipico esempio di una politica che pretende di curare un male assai grave – la povertà – con un palliativo. Il Governo oggi lo ammette, ma ci riprova. Noi invece, come prima, riteniamo che sarebbe meglio lasciare le opere caritatevoli al mondo del volontariato e mettere in campo invece misure realmente strutturali per la tutela dei redditi delle famiglie e per il contrasto alla povertà. Misure strutturali per questo ma anche per interventi in favore dello sviluppo, come abbiamo detto altre volte, a cominciare dagli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali. Su tale questione introduco brevemente un altro argomento, anch’esso evocato nell’intervento di qualche collega che mi ha preceduto. Mi riferisco agli investimenti per la banda larga, più volte annunciati e mai effettivamente realizzati. Bene, anzi male, nel milleproroghe addirittura si sottraggono risorse a questa finalità, stornandole per finanziare il passaggio al digitale terrestre.
La relazione tecnica al provvedimento dice chiaramente che al finanziamento del fondo per il passaggio al digitale terrestre si provvede con 30 milioni di euro nell’ambito delle risorse finalizzate ad interventi per la banda larga. Per questi interventi sulla banda larga, quindi, vi sono 30 milioni di euro in meno. In sostanza, il Governo, incurante del fatto che il nostro Paese è fanalino di coda in Europa per disponibilità di banda larga, sottrarre risorse ad Internet e alla sua infrastruttura essenziale, per destinarle alle televisioni. Ciò nonostante gli annunci più volte declamati da parte della maggioranza, anche di autorevoli esponenti del Governo Berlusconi, e nonostante le richieste provenienti dal sistema delle imprese. È un vero e proprio scandalo, del quale solo un Governo troppo distratto, come il nostro in questo periodo, può non accorgersi.
Non credo però che il Governo sia stato distratto e neanche probabilmente in buona fede quando ha scritto la norma sui fondi per le alluvioni in Liguria e in Veneto. Per carità, ciascuno di noi è convinto – e lo è in maniera assoluta – che bisognasse far fronte allo stato di emergenza al quale le alluvioni di qualche mese fa hanno costretto il Veneto e la Liguria. Credo soltanto che non si possa ignorare che i fondi con i quali si provvede a questa legittima esigenza siano gli stessi già destinati con delibera CIPE del 6 novembre 2009 al finanziamento degli interventi di risanamento ambientale con risorse rinvenienti dai fondi FAS, che la legge prevede che siano destinati secondo il vincolo del 85 per cento per il sud e del 15 per cento per il centro-nord. Ci pare inopportuno, allora, che siano stati previsti per ciascuno dei prossimi due anni 45 milioni alla Liguria e 30 milioni al Veneto. È un bene che siano stati previsti, ma ci pare inopportuno che siano stati previsti soltanto 5 milioni, per esempio, per Messina, dove pure nel 2009 il dissesto idro-geologico ha prodotto una catastrofe di dimensione straordinaria. Così come ci pare stucchevole e disonesto invocare il principio delle quote nella destinazione dei fondi FAS, da ultimo proprio in Commissione bilancio, quando si diede il parere sul riparto dei fondi di cui alla delibera CIPE in questione, e poi infrangere continuamente questo principio, come se proprio non esistesse. I parlamentari Pag. 40del sud componenti la maggioranza evitino allora in futuro di intervenire su questo argomento, perché non potrebbero dire, facendolo, di essere in buona fede, anche perché in questo provvedimento le norme in pregiudizio per il sud, ma forse potremmo dire le norme scritte con pregiudizi verso il sud, sono diverse.
C’è, per esempio, quella inserita con un emendamento della Lega al Senato, che ha imposto il congelamento delle graduatorie ad esaurimento fino al 31 agosto 2012 nella scuola ed impone per la prima volta un vincolo territoriale per l’inclusione nelle graduatorie di istituto. È una doccia fredda in pieno inverno per gli oltre 230 mila docenti precari, quasi la metà dei quali al sud Italia, che non potranno decidere di spostarsi in un’altra città per trovare più facilmente lavoro. È giusto, mi chiedo, che nell’anno in cui si festeggia il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia si scrivano leggi con questo contenuto discriminatorio e secessionista?
Quindi, signor Presidente, queste sono le ragioni per le quali non ci piace questo provvedimento. D’altra parte, questo provvedimento non piace a molti e siamo, quindi, per così dire, in buona compagnia. Non piace alle famiglie, in quanto non contiene nulla per le famiglie, non piace alle imprese, perché sembra prodotto quando la crisi non esiste. Sembra il prodotto di una maggioranza che vive in un Paese dove la crisi non c’è. Questo provvedimento, infatti, non affronta nessuna delle questioni che meriterebbero di essere affrontate da una politica di un Paese in crisi.
Vediamo, invece, a chi piace: piace alle banche, perché assicura loro vantaggi fiscali; piace ai gestori di fondi comuni, perché anche a loro assicura vantaggi fiscali; piace ai furbetti delle quote latte, perché dimostra loro che in questo Paese essere furbi e sprezzanti delle regole può essere un vantaggio; piace a quelli che hanno costruito abusivamente al sud, perché saranno premiati anche loro; piace al sottobosco della politica, che ha trovato riparo nelle municipalizzate, perché un’altra cosa importante è che questo provvedimento mantiene in vita le municipalizzate, prorogandone la chiusura.
Resta da chiedersi se piacerà agli italiani, che hanno scommesso, e lo hanno fatto davvero in buona fede, su questo Governo, ritenendo che potesse essere un Governo realmente riformatore. Bene, questo Governo, che doveva essere riformatore e liberale, è un Governo che non fa le riforme e non Pag. 41fa le liberalizzazioni. Dove sono le liberalizzazioni di questo Governo liberale? Dove sono gli interventi in favore delle famiglie e il quoziente elettorale, tanto sbandierato in campagna elettorale? Dove sono gli interventi per il sud, quando in tutti i provvedimenti, anche in questo, si sottraggono risorse dal Fondo per le aree sottoutilizzate, impiegandole per finalità che non hanno nulla a che vedere con la convergenza delle regioni del sud, se, anche in questo provvedimento, vi sono norme così discriminatorie come quella delle graduatorie provinciali bloccate nella scuola? Dove sono gli interventi per ridurre la fiscalità, se anche in questo provvedimento vi sono norme che faranno aumentare la pressione fiscale nel nostro Paese?
In conclusione, signor Presidente, il decreto milleproroghe contiene di tutto e di più: è un provvedimento omnibus, che, però, non contiene neanche una promessa mantenuta da parte del Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Futuro e Libertà per l’Italia e Italia dei Valori).
