Banca Euromediterranea: la dichiarazione finale di voto affidata a Roberto Occhiuto
AULA – 12 maggio 2010
Seguito della discussione delle mozioni D’Antoni ed altri n. 1-00362, Messina ed altri n. 1-00363 e Bernardo ed altri n. 1-00364, concernenti iniziative per l’istituzione della Banca euro-mediterranea
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà.
ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, intervengo brevemente per dichiarare il voto favorevole del mio gruppo, dell’Unione di Centro, su questa mozione e dico subito che non abbiamo le preoccupazioni testè rappresentate, invece, dai colleghi dell’Italia dei Valori. Noi siamo convinti che battersi per l’istituzione della Banca euro-mediterranea significhi battersi per un’istituzione importante, non per il solito carrozzone.
Vorrei segnalare semplicemente che l’istituzione di tale banca rappresenterebbe la creazione di un istituto emanazione della Banca europea per gli investimenti, la quale nel corso degli anni passati ha saputo ritagliarsi grande prestigio e autorevolezza per sua la capacità di assistere investimenti importanti nella direzione dello sviluppo.
È vero invece che, nonostante gli impegni assunti in Europa nel corso degli anni, dal processo di Barcellona in poi, gli interventi per lo sviluppo dell’area del Mediterraneo sono stati circoscritti a pochi casi, per esempio quelli relativi al FEMIP, al Fondo euro-mediterraneo d’investimento e partenariato. Vi sono stati 125 interventi in sei anni, quindi pochi e spesso poco significativi.
In questa mozione si chiede, in sostanza, di trasformare il FEMIP in una vera e propria banca partecipata al 51 per cento dalla Banca europea per gli investimenti. Noi siamo favorevoli all’istituzione della Banca euro-mediterranea, siamo favorevoli a che questa mozione possa essere di qualche utilità per il Governo, anche in sede europea, per avviare e promuovere questo processo, ma siamo favorevoli anche perché questa mozione, di fatto, recupera l’interesse del Parlamento e della comunità politica nei confronti di un tema che spesso è sottovalutato, se non addirittura ignorato, non solo in Europa, ma anche in Italia: il tema del rapporto tra l’Europa e l’area del Mediterraneo. Eppure quest’area potrebbe essere di grande interesse, per l’Europa e per l’Italia, perché comprende 900 milioni di abitanti e sta sperimentando in questi anni importanti occasioni di crescita; mi riferisco, per esempio, a quanto sta avvenendo nel distretto di Tangeri in Marocco, in Tunisia, nei poli dell’agro-alimentare e della meccanica, del tessile di Monastir, e laddove, sempre nell’area del Mediterraneo, si stanno sviluppando dei poli di tutto rispetto anche nel campo delle biotecnologie e delle energie rinnovabili.Non possiamo stare a guardare. Abbiamo il compito di candidarci a ciò che di fatto la natura ci ha candidati ad essere: una piattaforma logistica naturale tra l’Europa e i Paesi dell’area del Mediterraneo. È una grande opportunità soprattutto per il nostro Paese, il quale potrebbe utilizzare, in questa direzione, il vantaggio competitivo che avrà ancora per qualche anno – non sappiamo ancora per quanti – nei settori della logistica, della dotazione infrastrutturale, del know-how e delle tecnologie, che ancora i Paesi dell’area del Mediterraneo non posseggono come l’Italia. Sono particolarmente contento – e così mi avvio a concludere – che nella mozione, che reca la firma di tutti i gruppi parlamentari, si chieda all’Unione europea di stabilire la sede della Banca euro-mediterranea in una grande città del Mezzogiorno. Si prevede, quindi, all’unanimità di dare al Mezzogiorno questa opportunità: è un approccio diverso rispetto al modo tradizionale di rivolgersi ai problemi dello sviluppo del Mezzogiorno. In questo modo si considerano le regioni del Mezzogiorno delle aree che possono offrire un potenziale di crescita a tutto il Paese, se solo avessero le capacità di affacciarsi nell’area del Mediterraneo, in maniera intelligente, diventando il corridoio naturale tra l’Europa e questi Paesi, dove si potrà verificare, nei prossimi anni, un maggiore incremento della prodotto interno lordo. Se l’Europa e anche il nostro Paese avessero la capacità – come io mi auguro che abbiano – di sviluppare una vera e concreta politica industriale, che guardi a questa opportunità inespressa dei Paesi del Mediterraneo e del loro rapporto con le regioni del Mezzogiorno, noi potremmo dare una grande occasione di crescita alle regioni delle sud e quindi al Paese, il quale cresce solo se crescono le regioni del sud. Potremmo partecipare in maniera virtuosa, esprimendo con azioni concrete il nostro impegno alla discussione che c’è stata in questi giorni in Europa, la quale ha dimostrato di sapersi porre a difesa dell’euro, rappresentando, altresì, anche ai Paesi che compongono l’Europa la necessità di guardare ai problemi della crescita. Noi spendiamo più di quello che produciamo: questo è il problema del debito pubblico nei Paesi occidentali e in Europa. La strada è certamente quella di mettere in sicurezza i conti, ma anche di tentare di esprimere quelle potenzialità che sono rimaste inespresse fino ad ora e che possono essere un’occasione di crescita ulteriore per l’Europa. Quest’ultima ha infatti la necessità di far crescere il suo prodotto interno lordo, magari individuando altri percorsi, guardando, oltre che al nord dell’Europa, anche al sud, e rivolgendosi ai Paesi del Mediterraneo, i quali, insieme al Mezzogiorno d’Italia, possono dare tanto al nostro Paese e all’Europa intera (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).




Entries (RSS)