Dichiarazione di voto ddl “incentivi”

(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia – Emendamento Dis. 1.1 del Governo – A.C. 3350-A)

Aula 5 maggio 2010

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà.

ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, comprendiamo bene che lamentarsi per la posizione, da parte del Governo, dell’ennesima questione di fiducia sia diventato quasi un rito in quest’Aula perché, in questa legislatura, il Governo ha di fatto commissariato il Parlamento impedendo sistematicamente la modifica in Aula dei provvedimenti più controversi, più importanti, sui quali forse sarebbe stato più necessario il confronto. Per esempio, in questa legislatura, è stata posta la fiducia su tutti i provvedimenti di natura economica, come quello di cui si discute oggi, come se le vicende della crisi e del modo di affrontarla dovessero riguardare solo il Governo.
Ci rendiamo conto che il dibattito sull’uso eccessivo della questione di fiducia rischia di appassionare solo gli addetti ai lavori e non i cittadini, ma sarebbe utile che anche il Governo si rendesse conto, prima o poi, che comprimere la funzione del Parlamento serve soltanto a dar fiato a quanti sostengono che queste Aule (la Camera ed il Senato) siano inutili, ad indebolire la funzione delle istituzioni e a spostare il confronto politico fuori dai luoghi deputati per farlo degenerare a livello del gossip o del retroscena, utile soltanto ad allontanare ancora di più i cittadini da una politica che si dimostra, per questo, incapace di discutere pacatamente sui problemi, per trovare delle sintesi, ma si dimostra capace soltanto di confliggere al proprio interno.
Quella di oggi poi è una questione di fiducia che sarebbe stata del tutto evitabile, non soltanto per i pochi emendamenti proposti dal nostro gruppo (ne abbiamo proposti 10, gli altri gruppi di minoranza poche altre decine), ma anche per l’impegno che avevamo assunto in Commissione – come ha fatto la collega Formisano e come ha fatto anche il PD – di licenziare il provvedimento entro stasera senza porre la questione di fiducia.
La questione di fiducia su questo provvedimento sarebbe stata evitabile ancor di più perché si tratta di un decreto-legge quasi del tutto svuotato di contenuti concreti. Si tratta di un decreto-legge che ha di fatto già esaurito la sua funzione e in alcuni casi anche le risorse.
Vorrei ricordare che questo provvedimento fu annunciato in pompa magna il 25 marzo, alla vigilia delle elezioni regionali, come un decreto-legge contenente un insieme di incentivi per sostenere la domanda interna ed invece si trattava soltanto di 300 milioni di euro, alcuni dei quali (50 milioni di euro) sottratti dal credito di imposta per l’innovazione, che è proprio quello che chiedono le imprese per svilupparsi.
300 milioni, quindi, con i quali sono stati finanziati pochi e piccoli interventi in una decina di microsettori. Si tratta di risorse in molti casi esaurite, come quelle per gli incentivi: i 12 milioni ai motocicli e i 20 milioni per la nautica.
Onorevoli colleghi, forse è utile ricordare che 300 milioni di euro valgono soltanto un centesimo del prodotto interno lordo del settore industriale del nostro Paese ed è del tutto evidente che non possono essere in alcun modo sufficienti a stimolare la domanda o a sorreggere la piccola e media impresa italiana. I piccoli interventi microsettoriali, spesso stimolati dalle lobby di settore, servono solo a drogare temporaneamente un mercato lasciando, quando terminano le risorse, i problemi anche nei settori incentivati. La piccola e media impresa del nostro Paese si dovrebbe sostenere, a nostro avviso, invece con un disegno organico di politica industriale che però a questo Governo sembra mancare del tutto. Noi stentiamo a rintracciare nei provvedimenti del Governo una visione in ordine ai settori sui quali investire, alle vocazioni territoriali da assecondare. In questi due anni siamo stati abituati purtroppo solo ad interventi di politica industriale episodici e senza una riflettuta ed evidente visione di insieme.
Questo provvedimento dimostra per l’ennesima volta quale sia l’atteggiamento del Governo rispetto alla crisi: l’atteggiamento cioè di chi si limita a qualche intervento spot dal titolo suggestivo, aspettando che la crisi mondiale sia superata e che riparta la domanda globale. In tal modo si è proceduto e si procede mentre pezzi importanti del nostro apparato produttivo si spostano non solo nell’est del mondo, ma anche in altri Paesi occidentali. Non vogliamo con questo disconoscere al Governo e al Ministro Tremonti il merito di aver tenuto sostanzialmente in ordine i conti pubblici, ma vorremmo che il Governo e la maggioranza non si limitassero a celebrare il fatto che per fortuna non siamo nella situazione della Grecia, perché le condizioni del Paese non consentono di celebrare successi ma dovrebbero indurre invece a ragionare sui cambi di passo necessari.
Proprio oggi la Commissione europea, rivedendo al ribasso le stime sulla crescita economica del nostro Governo, prevede una caduta dell’attività economica per il 2010 più marcata del previsto: prevede che il debito pubblico italiano salga sopra il 118 per cento nel 2010 e ci resti anche nel 2011. D’altra parte quelle imprese e quegli imprenditori dei quali dovrebbe occuparsi la legge che oggi discutiamo sanno meglio della politica che la crisi non è finita, la vivono ogni giorno sulla loro pelle e sanno che la ripresa stenta a vedersi. Si tratta di imprenditori che hanno fatto in questi anni, e che stanno facendo ancora, sacrifici enormi, investendo i propri risparmi, le riserve accantonate, lottando con le banche per indebitarsi ancora e per non distruggere la propria impresa. Grazie a loro e alle famiglie italiane il Paese ha resistito in questi anni alla crisi.
Onorevoli colleghi, noi chiediamo al Governo di non continuare a galleggiare sulla zattera dei nostri conti pubblici nella speranza che solo questo sia sufficiente a salvare il Paese dalla tempesta che ancora non è finita. Ci sono alcune riforme che non costano nulla, che non rompono la zattera e che si possono fare migliorando i saldi. Per esempio, velocizzare i pagamenti alle imprese da parte del pubblico libererebbe queste enormi risorse in tutti i settori industriali, molto più dei 300 milioni di questo decreto; per esempio, intervenire più incisivamente sul problema del credito sarebbe senz’altro più utile che contendersi qualche posto nel board di qualche banca; liberalizzare realmente i servizi pubblici locali consentirebbe ai cittadini di avere tariffe e servizi più convenienti e alle imprese di poter operare in regime di maggiore concorrenza; tagliare la spesa improduttiva, come quella per le province che tutti volevamo sopprimere, e destinare le risorse agli investimenti nell’innovazione che mancano al nostro Paese potrebbe renderci più pronti alla ripresa economica.In conclusione, noi vorremmo un Governo più coraggioso e più responsabile, che non si arrocchi nel fortino, come sta facendo, invece, soprattutto in queste ultime settimane, ostaggio delle sue paure, per le ombre di complotti esterni ed interni alla sua maggioranza; che non si culli sulla convinzione di poter resistere perché tanto dall’altra parte del campo della politica non ci sono ancora alternative.
Come vedete, non abbiamo parlato d’altro: non abbiamo parlato delle dimissioni del Ministro Scajola, perché c’è già troppa benzina sul fuoco della politica. Vorremmo chiedere al Governo, però, di venir fuori dal fortino perché fuori dal fortino c’è un altro Paese che soffre, ci sono famiglie che non riescono a guardare con speranza al futuro dei propri figli, imprenditori che ogni giorno si preoccupano di come andare avanti e giovani delusi da un Paese che non sa trattenerli e non sa valorizzarli. Noi vogliamo essere con quest’altro Paese e perciò votiamo contro la questione di fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati del gruppo Partito Democratico – Congratulazioni).

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