Intervento aula sulla Mozione: Misure urgenti per contrastare la crisi economica in atto
AULA – 17 marzo 2010
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Occhiuto, che illustrerà la mozione Casini ed altri n. 1-00341 (Nuova formulazione), di cui è cofirmatario.
ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi interveniamo con grande interesse in questa discussione perché oggi finalmente, dopo settimane di confronti quotidiani accesi, forse anche troppo accesi, su temi che interessano solo marginalmente i cittadini e che invece appassionano molto di più la politica e i suoi protagonisti, al Parlamento oggi è data la possibilità di discutere dei problemi che riguardano la vita delle famiglie, il futuro delle imprese, dei lavoratori e di quelli che un lavoro lo hanno perso oppure non ce l’hanno.
Il presidente Casini interverrà poi in dichiarazione di voto sulla nostra mozione, a me spetta solo il compito di illustrarne brevemente i contenuti. Vorrei però dire che noi siamo fiduciosi sul fatto che questo dibattito non sia solo un’occasione per celebrare un evento parlamentare rituale, ma possa essere invece utile a stimolare il Governo perché assuma iniziative coraggiose nella direzione delle riforme economiche strutturali che sono necessarie al nostro Paese e che noi chiediamo nel dispositivo al primo punto della nostra mozione.
I dati contenuti nella nostra e nelle altre mozioni, ma anche quelli contenuti nella nota di aggiornamento presentata recentemente dal Ministro Tremonti, sono preoccupanti: ci descrivono un 2009 che ha visto crescere negativamente tutti gli indicatori economici; la Banca centrale europea nel suo bollettino di gennaio e anche il Governatore della Banca d’Italia Draghi stamattina a Bruxelles confermano che la ripresa sarà lenta e incerta. Intanto però i dati ci descrivono un Paese, il nostro, che nel 2009 ha avuto una caduta, un crollo del prodotto interno lordo del 5 per cento; un Paese nel quale il tasso dei senza lavoro è salito all’8,6 per cento e un giovane su quattro non ha lavoro. In un anno sono stati persi 307 mila posti di lavoro e i disoccupati oggi in Italia sono più di due milioni e centomila.
Questi dati sull’occupazione rischiano però di peggiorare ancora nel 2010, perché 400 mila lavoratori nel corso di quest’anno non avranno più la cassa integrazione perché per loro scadrà. La situazione nella quale versano le imprese è tale da non far prevedere a breve alcuna inversione di tendenza. Secondo i dati forniti recentemente dal Cerved il 2009 è stato un anno tragico per il numero dei fallimenti e addirittura negli ultimi tre mesi del 2009 la percentuale dei fallimenti è aumentata del 33 per cento, con un’impennata che ha colpito tutti i comparti ma che ha riguardato soprattutto quello delle costruzioni; il fatturato e gli ordini delle industrie sono crollati, rispettivamente del 18,7 e del 22,4 per cento, un vero e proprio bollettino di guerra. Per ragioni di brevità tralascio di indicare i dati che riguardano le difficoltà delle imprese, dell’accesso al credito o i ritardi sui pagamenti delle pubbliche amministrazioni, che però rendono ancora più tormentata la vita delle imprese nel nostro Paese.
Mi rendo conto che questi dati rischiano di generare, come è normale, una sorta di pessimismo, ma gli italiani sanno quanto grave è stata la crisi; lo sanno soprattutto le famiglie italiane che già prima della crisi meritavano, anzi avrebbero meritato, maggiore attenzione nelle scelte di politica economica dei Governi, perché l’Italia, già prima della crisi, spendeva soltanto lo 0,9 per cento del suo prodotto interno lordo per le politiche familiari e per questa spesa era all’ultimo posto d’Europa. In questi due anni, proprio i risparmi delle famiglie hanno costituito un argine, pure debole, alla gravità della crisi, senza il quale le conseguenze sui consumi, sui dati economici e sulla questione sociale sarebbero state ben più gravi. Per questo motivo nella nostra mozione chiediamo soprattutto, ed è ciò che del resto sollecitiamo da più tempo, ogni volta che discutiamo delle scelte di politica economica del Governo, che si ponga mano ad una riforma fiscale che guardi innanzitutto alle famiglie. Chiediamo al Governo un impegno concreto verso la realizzazione del quoziente familiare che era contenuto nei programmi elettorali di molti partiti, compreso quello di maggioranza, e nel programma del Governo, ma che è rimasto lettera morta in questi anni.
Vorremmo un sistema fiscale che sostituisse le attuali detrazioni IRPEF con le deduzioni in ragione del numero dei figli perché i soldi spesi per i figli non devono essere tassati e perché investire sulla famiglia significa risparmiare sulla spesa sociale. Noi riteniamo che la famiglia in molte parti del Paese, ma anche nel Paese in generale, spesso sia il primo, il più utile ammortizzatore sociale e soprattutto che l’investimento sulla famiglia sia un investimento sul futuro del Paese. Siamo convinti che senza un coraggioso investimento per rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie non vi sia possibilità di intervenire in maniera incisiva sulla dinamica dei consumi, che anche per effetto della diminuzione del numero degli occupati continua a frenare tragicamente la propensione alla spesa.
Nella nostra mozione chiediamo interventi strutturali e non spot e annunci o interventi una tantum come il bonus famiglia, peraltro scomparso con l’ultima legge finanziaria, o la social card per sostenere la famiglia e i consumi. Ad esempio, chiediamo di adottare iniziative volte ad alleviare il peso del cuneo fiscale che grava sulle imprese e sui lavoratori e che ha fatto dell’Italia il ventitreesimo Paese tra i trenta più industrializzati per stipendi medi netti e il sesto Paese per la differenza tra il costo del lavoro e la retribuzione netta.
Nella nostra mozione chiediamo, inoltre, una moratoria sugli studi di settore per mitigare gli effetti della crisi verso coloro che probabilmente l’hanno patita di più in questi anni. Chiediamo un’accelerazione dei pagamenti; vorrei ricordare che nei Paesi più virtuosi in ordine alla velocità dei pagamenti della pubblica amministrazione, quest’ultima paga con un ritardo che va dai 30 ai 70 giorni, da noi, invece, la stessa paga con un ritardo che a volte è superiore ai 140-150 giorni.
Vorremmo interventi per il Mezzogiorno che non si esaurissero nella Banca del Mezzogiorno, né nel Ponte sullo Stretto. Certamente è necessario intervenire perché ci siano interventi coordinati con le regioni e anche un miglioramento della qualità delle politiche regionali nel Mezzogiorno, ma è utile che il Governo nazionale promuova quest’opera magari tentando insieme alle regioni di concentrare la spesa dei fondi comunitari in obiettivi infrastrutturali che siano strategici, evitando la parcellizzazione delle iniziative di agevolazione alle imprese. Su questo, però, vorremmo che ci fosse una politica fatta di maggiori risorse e di minori annunci. Anche per quanto riguarda la Banca del Mezzogiorno, il Ministro sa che è finanziata per ora solo con 5 milioni di euro stabiliti nel decreto- legge n. 112 del 2008. Noi vorremmo, da un lato, che si arrestasse questo massiccio trasferimento di risorse attraverso l’utilizzo inappropriato dei fondi FAS e, dall’altro, si evitasse di essere troppo accondiscendenti anche con molti presidenti delle regioni del sud. Vorrei ricordare che nell’ultima legge finanziaria, nel patto per la salute, proprio i presidenti delle regioni hanno previsto che i Fondi per le aree sottoutilizzate possano essere impiegati per il ripiano dei deficit sanitari Anche questo rappresenta un uso improprio di questi fondi e questa volta colpevolmente è accettato, se non richiesto, dai presidenti delle regioni del sud.
Nella nostra mozione chiediamo un rilancio degli investimenti nel settore della costruzione attraverso uno snellimento delle procedure e anche una revisione del piano casa, che finora non ha dato grandi risultati. Vorremmo anche che il Governo promuovesse una revisione del Patto di stabilità interno per i comuni e, a tal proposito, vorrei ricordare quanto molti già sanno in quest’Aula, ovvero che ci sono 12 miliardi di euro giacenti nelle casse dei comuni che potrebbero essere utilmente impiegati per stimolare gli investimenti in opere pubbliche. Peraltro, il 43 per cento degli investimenti pubblici nel Paese è disposto proprio dalle amministrazioni comunali. Nella nostra mozione chiediamo, inoltre, che ci sia chiaramente un’incisiva attività di contrasto all’evasione. Secondo alcuni studi recenti, l’imponibile evaso nel nostro Paese ammonterebbe addirittura a 360 miliardi di euro, quindi sarebbero addirittura 143 miliardi di euro di imposte sottratte all’erario. In sostanza, chiediamo che il Governo non si limiti ad aspettare che la crisi passi e che riparta in qualche modo la domanda mondiale, come è sembrato abbia fatto in questi due anni. Secondo noi non basta invocare il giusto rigore nei conti pubblici (che eppure è giusto invocare), ma occorre dimostrare di avere una visione del Paese e del suo futuro. Nessuno di noi disconosce che oggi non si può più riservare anche all’Italia l’acronimo dei PIGS, ovvero dei Paesi che hanno conti assai preoccupanti. È un risultato che riconosciamo al Ministro Tremonti, il quale è sempre stato un attento custode del rigore nei conti pubblici. Tuttavia, ci chiediamo se oggi ciò sia sufficiente, ovvero se ad un Governo che si rispetti non debba essere richiesto di svolgere altro rispetto al lavoro che deve svolgere il ragioniere dello Stato. Ad un Governo che si rispetti è richiesto, innanzitutto, di avere una visione del futuro del Paese e di realizzarla attraverso scelte di politica economica coraggiose e promuovendo un processo anche di governo sovranazionale ed europeo dei problemi che riguardano lo sviluppo del Paese stesso. Ad un Governo ambizioso che non vuole galleggiare, è richiesto di avere, ad esempio, una propria strategia di politica industriale per il Paese. Quale strategia di politica industriale ha messo in atto questo Governo in questi due anni? Lo ha fatto, ad esempio, per Alitalia? Anche sugli effetti, sui risultati, sui benefici e sui costi di questa operazione si è discusso e si discuterà forse in maniera ancora più accesa in futuro. Ma ciò può bastare e ha avuto questo Governo una strategia di politica industriale? Ciò accade mentre pezzi importanti del nostro apparato produttivo si spostano nell’est e non solo, perché si spostano anche in Francia, in Germania e in America. Noi non mettiamo in campo, mentre questo succede, politiche industriali strategiche che puntino sull’innovazione, sulle specificità del nostro Paese piuttosto che sul costo lavoro. Vorremmo, in sostanza, che questo dibattito servisse a farci capire e a far capire ai cittadini se il nostro Governo ritiene che il Paese abbia bisogno di riforme economiche strutturali oppure no. Vorremmo capire come il Governo intende intervenire per risolvere il problema della bassa produttività del nostro apparato produttivo, della sua scarsa competitività e del deficit di innovazione del Paese.
Vorremmo capire quali siano gli investimenti a lungo termine e le nuove infrastrutture (solo il ponte?), quali siano gli investimenti in nuove tecnologie, come per esempio la banda larga, quale sia la ricetta di questo Governo in ordine all’investimento in ricerca e università, altrimenti – e concludo – superata la crisi mondiale non avremo risolto i nostri problemi. D’altra parte, le previsioni sulla crescita per il 2010 in Europa dicono che l’Italia è quella che probabilmente crescerà meno.
PRESIDENTE. Onorevole Occhiuto, la prego di concludere.
ROBERTO OCCHIUTO. Nella nostra mozione abbiamo chiesto al Governo un atteggiamento più coraggioso e speriamo che nel corso del dibattito anche il Ministro sappia accogliere le nostre richieste.




Entries (RSS)