Il mio intervento sul decreto “anticrisi”

9 luglio 2009 – Intervento On. Roberto Occhiuto -
Resoconto delle Commissioni riunite V (Bilancio, tesoro e programmazione) e VI (Finanze)

Roberto OCCHIUTO (UdC) rileva preliminarmente come il provvedimento in esame si sostanzi in una sommatoria di microinterventi sganciati da una strategia generale di contrasto alla crisi e appaia di conseguenza molto lontano da quello che avrebbe richiesto la gravità della situazione economica, tuttora comprovata non soltanto da tutti gli indicatori – tra i quali quelli concernenti il PIL, nonostante la leggerissima previsione al rialzo effettuata, da ultimo, dal Fondo monetario internazionale, e quelli relativi al settore del credito – ma anche dalla conoscenza diretta che i singoli deputati hanno delle difficoltà nelle quali si dibattono, nelle rispettive realtà territoriali, le imprese, molte delle quali non saranno in grado di riprendere l’attività dopo la chiusura estiva.
Ritiene, in particolare, che il decreto-legge sia negativamente caratterizzato dalla mancanza di politiche di sostegno ai redditi dei lavoratori, nonché dall’assenza, eccezion fatta per taluni marginali interventi nel settore degli sfratti e in materia di commissione di massimo scoperto, di misure a sostegno delle famiglie, le quali potrebbero costituire, come ha osservato anche il Segretario generale dell’UGL nel corso delle audizioni informali svoltesi stamani, un importante volano per rilanciare i consumi. A tale proposito, preannuncia la presentazione di proposte emendative volte a prevedere la regolarizzazione delle cosiddette «badanti», che, oltre a soddisfare le esigenze di tante famiglie, farebbe emergere una notevole quantità di rapporti di lavoro, con indubbio beneficio anche per l’erario e per l’ente di previdenza.
Evidenzia inoltre come, dopo il sostanziale fallimento degli interventi recati nei decreti – legge cosiddetti «salva banche» e dei Tremonti-bond, appaiano del tutto  insufficienti – malgrado le dichiarazioni reiteratamente rilasciate dal Ministro dell’economia e delle finanze circa la necessità di una maggiore responsabilizzazione degli istituti di credito – anche le misure relative al settore del credito contenute nel provvedimento in esame.
Osserva, peraltro, come alla manovra avrebbe dovuto accompagnarsi, nell’attuale contesto, anche la ripresa di un processo di riforma volto ad ammodernare l’architettura dello Stato, al duplice fine di aiutare il sistema economico ad uscire dalla crisi e di renderlo più agile e più competitivo, onde evitare che esso stenti a rimettersi in carreggiata, quando gli altri Paesi europei riprenderanno il loro percorso di sviluppo.
Rileva altresì come il provvedimento in esame per la prima volta non contenga, diversamente dagli altri precedentemente adottati dal Governo in carica, interventi finalizzati al potenziamento delle infrastrutture, sebbene queste ultime costituiscano una leva fondamentale per lo sviluppo del Paese.
Pur non condividendo una logica rivendicativa, che finisce per alimentare un’odiosa contrapposizione tra Sud e Nord, ed esprimendo anzi apprezzamento per il tentativo, compiuto con l’articolo 22 del decreto-legge, di sanzionare quelle regioni che si dimostrino incapaci di assicurare il risanamento finanziario, il riequilibrio economico-finanziario e la riorganizzazione dei propri sistemi sanitari, ritiene che un’ulteriore, grave lacuna del provvedimento sia rappresentata dalla totale assenza di misure a favore del Mezzogiorno, il quale potrebbe svolgere, invece, proprio in considerazione dei più ampi margini di crescita, una funzione trainante ai fini del rilancio dell’intera economia italiana.
Passando ad una prima valutazione di alcuni interventi specifici, in merito ai quali esprimerà un orientamento definitivo all’esito dell’esame delle proposte emendative, soprattutto in relazione all’atteggiamento che sarà assunto al riguardo dal Governo, manifesta forti perplessità in merito alla detassazione degli investimenti recata dall’articolo 5 del decreto-legge. Al riguardo, nel rilevare come la norma sembri avvantaggiare soltanto le imprese operanti in una parte del Paese, auspica che nel prosieguo dell’esame sia possibile addivenire ad una nuova formulazione della disposizione, che elimini ogni ambiguità – derivante dalla dizione utilizzata nella rubrica – circa il fatto che l’agevolazione non si riferisce solo agli utili reinvestiti, ma a tutti gli investimenti, che ampli l’ambito di applicazione del beneficio anche ad altre tipologie di macchinari e che preveda un termine di scadenza dell’agevolazione più lungo, al fine di consentire di fruirne anche a quelle imprese che non otterranno la consegna dei macchinari entro il 30 giugno 2010.
Reputa incongrue, inoltre, le modalità di copertura delle misure in tema di ammortizzatori sociali contemplate dall’articolo 1, preannunciando a tale proposito la presentazione di proposte emendative volte ad evitare che le disposizioni recate dall’articolo si trasformino in una sorta di incentivo per le imprese a licenziare i propri dipendenti.
Con riferimento al tema degli aiuti alle imprese, giudica condivisibile, invece, la richiesta, avanzata dal Presidente della Confindustria nel corso delle odierne audizioni informali, di ripristinare il credito d’imposta automatico per gli investimenti in ricerca e sviluppo.
In merito all’articolo 2, recante un ulteriore intervento sulla disciplina della commissione di massimo scoperto, ritiene opportuno correggerne il contenuto, al fine di abbassare dallo 0,5 allo 0,2 per cento la misura massima trimestrale di tale commissione.
Ritiene quindi che avrebbero dovuto essere più coraggiose e incisive le disposizioni del provvedimento relative alla pubblica amministrazione. Da tale punto di vista, nel rilevare come l’efficacia delle norme contenute nell’articolo 9, miranti ad accelerare i pagamenti della PA, rischi di essere frustrata a causa dell’esclusione delle aziende sanitarie dal novero delle amministrazioni pubbliche tenute a rispettarle, sottolinea la necessità di aprire un
confronto circa il rispetto del Patto di stabilità interno da parte degli enti locali. Osserva, peraltro, che la disposizione suscita perplessità anche in relazione al fatto che non è ancora intervenuta l’approvazione del disegno di legge di assestamento del bilancio di previsione per l’anno finanziario 2009, il quale dovrebbe indicare le risorse per il pagamento dei debiti pregressi.
Con riferimento, poi, alle disposizioni in materia di proroga del finanziamento delle missioni internazionali che vedono impegnati contingenti delle Forze armate italiane, auspica che le stesse formino oggetto di un provvedimento ad hoc, in quanto la loro inclusione all’interno del decreto-legge potrebbe costituire un insormontabile ostacolo all’eventuale espressione, su di esse, di un orientamento favorevole da parte della propria parte politica.
Nel prendere atto della decisione degli uffici di presidenza delle Commissioni riunite di non prevedere un ulteriore differimento del termine per la presentazione degli emendamenti, osserva, infine, come il Governo si renderebbe responsabile dell’ennesima, grave lesione delle prerogative del Parlamento qualora, dopo avere posto le premesse per un confronto nel merito, ne disattendesse le risultanze ponendo la questione di fiducia su un testo diverso da quello esaminato e approvato dalle Commissioni.

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