Get Adobe Flash player

Intervento in Aula su Manovra Finanziaria

Aula

15 luglio 2011

Discussione sulle linee generali – A.C. 4509

ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi noi dell’Unione di Centro per il Terzo Polo raccogliamo, anche qui alla Camera come abbiamo fatto nei giorni passati al Senato, l’invito del Capo dello Stato a mettere da parte le legittime ragioni di polemica e di divisione, per recuperare, invece, il senso della responsabilità richiesto dalla difficile e straordinaria fase che sta vivendo il nostro Paese. Siamo convinti, infatti, che il pericolo non sia ancora scampato e che gli attacchi speculativi al nostro Paese non siano ancora del tutto finiti. Quindi questo è il tempo della responsabilità, non delle divisioni, perché quello che sta accadendo, oggi, può avere gli stessi effetti di una nuova guerra mondiale, questa volta combattuta non con le armi o con i missili ma con gli strumenti tipici dei mercati finanziari. Essa può essere devastante per l’economia reale del nostro Paese ed anche per l’Europa perché, se non contrastata compiutamente, può trascinare a fondo l’euro.

Siamo al centro della speculazione finanziaria sui mercati, però non perché qualcuno abbia deciso di congiurare contro l’Italia. Non ci sono uomini in nero che congiurano contro di noi o potenze straniere che tramino contro il nostro Paese. Il punto è che i mercati, oggi, sono più potenti degli arsenali militari, non rispondono a pochi ma a migliaia di soggetti, né si può pensare che possano essere smantellati. Occorre, invece, saperci convivere, la politica deve avere la capacità di farlo, percependo la complessità del nuovo equilibrio e soprattutto l’interdipendenza tra i comportamenti della politica e quelli delle piazze finanziarie.

I protagonisti della politica, prima di tutti gli altri, allora, dovrebbero maturare la consapevolezza che nel mondo globalizzato migliaia di operatori scelgono ogni giorno su quali titoli di Stato puntare, in ragione del giudizio che essi esprimono sulle azioni dei decisori politici e ed economici dei vari Paesi. Soprattutto chi governa, allora, dovrebbe sapersi misurare con un mondo che sta cambiando, nel quale, forse, continua ad essere possibile ingannare gli elettori, ma dove non si può con la stessa facilità prendere in giro i mercati.
In Italia, per esempio, gli indicatori economici non sarebbero poi così terribili da giustificare aumenti tanto consistenti degli spread sui nostri titoli pubblici. Certo, abbiamo un debito pubblico troppo elevato, una spesa per interessi sul debito che è un vero e proprio macigno sulla crescita e un’ipoteca sul futuro delle nuove generazioni e abbiamo uno strutturale problema di crescita debole, ma gli altri dati, quello per esempio sull’avanzo primario oppure quello sul deficit, non sono tali da poter giustificare un attacco speculativo tanto violento al nostro Paese. Nonostante questo, però, e nonostante le nostre banche, per esempio, non abbiano avuto bisogno di grandi aiuti dallo Stato e il loro valore sia senz’altro superiore a quello che la Borsa sta loro attribuendo, siamo al centro di questa speculazione.

Io ritengo che non ci sia soltanto o prevalentemente un problema di rating economico del nostro Paese, c’è soprattutto un problema di rating politico dell’Italia, che si presenta all’Europa e ai mercati con una classe dirigente politica di governo poco credibile, che ha perso ogni autorevolezza e che non dà garanzie di affidabilità per il futuro. La nostra economia non è come la Grecia e tutti lo sanno, anche sui mercati, ma il nostro Governo, che purtroppo esprime l’immagine dell’intera politica del Paese, non è molto dissimile nella percezione dei mercati a quello della Grecia. C’è dunque un problema gigantesco di rating politico e noi dell’opposizione vogliamo contrastarlo perché non è in gioco il futuro del Governo o della sua maggioranza ma quello del Paese.

Per queste ragioni abbiamo scelto quindi di favorire la più rapida approvazione della manovra, senza presentare emendamenti, ordini del giorno, e nonostante il giudizio critico che sulla manovra diamo e che vogliamo rassegnare oggi nella discussione sulle linee generali. Non esprimiamo un giudizio critico però sui saldi, sui quali era necessario intervenire così come ci richiedono i mercati e come ci chiede l’Europa, ma sul percorso scelto dal Governo per ottenere questo risultato sui saldi che – vorrei evidenziarlo – non è di quarantotto miliardi. Quarantotto miliardi è il risultato finale al 2014 in termini di contrazione dell’indebitamento netto, ma l’impatto della manovra sui cittadini, per tutto il periodo della manovra, è di ben ottanta miliardi di euro.

Non ci è piaciuto però che i tempi di attuazione di questa misura siano stati differiti agli anni nei quali voi non ci sarete più. Questa manovra prevede che di questi ottanta miliardi, che rappresentano l’impatto sui cittadini, voi realizzerete negli anni che rimangono al vostro Governo soltanto il 10 per cento; il 90 per cento di questi effetti saranno differiti negli anni in cui questo Governo probabilmente non ci sarà più. È come se oggi si firmasse una cambiale che deve essere onorata poi da chi governerà domani al vostro posto. Non ci piace questa manovra anche perché non affronta in alcun modo il problema della crescita, e noi riteniamo che se non si interviene anche sul denominatore del rapporto tra deficit e PIL, tra debito e PIL, se non si interviene sul problema del prodotto interno lordo del Paese, queste manovre avranno soltanto effetti recessivi e non saranno più socialmente sostenibili nel futuro.

Abbiamo pochissimi minuti a disposizione e allora vorrei impegnare il tempo che mi rimane su alcune questioni, alcune soltanto, che in qualche modo abbiamo giudicato più fortemente critiche. Riteniamo che la manovra rischi di essere fortemente recessiva e di abbattersi come una scure sulle famiglie e sui ceti medi, intanto per il consistente aumento della pressione fiscale determinato dai 6 miliardi di aumento delle accise (due miliardi all’anno di aumento delle accise: poi ci si lamenta se cresce il prezzo della benzina), e soprattutto dai 24 miliardi che attraverso tagli lineari sottraete al complesso delle esenzioni e dei vantaggi fiscali a partire dal 2013. Questa non è solo una norma di salvaguardia, perché voi stabilite che la delega fiscale dovrà essere esercitata ottenendo il risultato di una contrazione dell’indebitamento netto di 24 miliardi.

È come se, dovendo mettere mano alla delega fiscale e assistenziale, voi contabilizzate già oggi questi 24 miliardi dicendo a chi dovrà farlo (al vostro Governo o a quello che verrà): potete procedere ma partendo da meno 24. Mi voglio spiegare. Se per esempio attraverso la delega fiscale si volesse intervenire sull’IRAP per ridurla non sarebbero necessari 25 miliardi ma sarebbe necessario fare una delega fiscale di 49 miliardi, cioè i 25 miliardi dell’IRAP più i 24 che già oggi incamerate. Se si volesse intervenire per introdurre il cosiddetto quoziente familiare, assumendo che l’adozione di tale misura costi 12 o 15 miliardi, si dovrebbe realizzare una delega fiscale che alla fine comporti una riduzione dell’indebitamento netto non di 12 o 15 miliardi ma di 37 o 39, perché voi stabilite che, già oggi, 24 miliardi sono considerati nella contabilità dello Stato.

Questa norma è la pietra tombale sulla delega in materia di riforma del fisco. Non sarà possibile realizzare una riforma del fisco che, in partenza, deve ottenere un risultato di meno 24 miliardi. Non ci è piaciuto neanche come avete deciso di procedere sui tagli lineari. Noi avevamo salutato con favore la norma che riguardava la spending review nei Ministeri, però, dopo averla letta, l’abbiamo giudicata assolutamente insufficiente. Intanto, perché non avete previsto che i ministri potessero avere un potere dispositivo tale da poter realizzare i tagli selettivi…

Signor Presidente, capisco che la sua scampanellata significa che il tempo sta volgendo al termine. Avrei voluto parlare di tante altre questioni che non ci convincono in questa manovra, mi limito a dire che condividiamo la necessità di approvare una manovra che abbia questi saldi, ma siamo assolutamente contrari al percorso scelto dal Governo. Così allora, pur nell’esercizio della responsabilità che il Capo dello Stato ha chiesto ai gruppi politici, noi rassegniamo alla discussione sulle linee generali le ragioni per cui questa manovra non ci convince.

Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di considerazioni integrative del mio intervento.

CONSIDERAZIONI INTEGRATIVE DEGLI INTERVENTI DEI DEPUTATI RENATO CAMBURSANO, ROBERTO OCCHIUTO E AMEDEO CICCANTI IN SEDE DI DISCUSSIONE SULLE LINEE GENERALI DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE N. 4509

ROBERTO OCCHIUTO. Non ci piace neanche l’ipocrisia contenuta in questa manovra a proposito dei tagli selettivi. Avevamo salutato positivamente l’annuncio della l’introduzione della norma che invitava i ministri a fare i tagli selettivi che noi abbiamo sempre invocato invece degli odiosi e ingiusti tagli lineari. E invece quella norma è soltanto uno spot: intanto perché non dà alcun potere dispositivo al ministro che volesse fare questi tagli. E poi perché stabilisce che se il ministro non riesce a fare i tagli selettivamente, allora scattano i soliti tagli lineari. Noi avremmo preferito che si fosse data ai ministri davvero la possibilità di scegliere dove tagliare, assumendosene la responsabilità, e che si fosse poi stabilito che il ministro incapace di procedere ai tagli selettivi fosse sanzionato fino alla possibilità di revoca per fallimento politico, così come nel federalismo fiscale già si sta prevedendo per i sindaci e i presidenti di regione che non realizzassero gli obiettivi.
E sempre a proposito di tagli lineari, che dimostrano una strutturale incapacità di intervenire con misure selettive sulla spesa pubblica, tagliando gli sprechi e valorizzando la spesa utile allo sviluppo e alla crescita, avete fatto anche di più: li avete previsti anche per le esenzioni e le agevolazioni fiscali, e li avete disposti anche retroattivamente per finanziare gli interventi della legge di stabilità del dicembre scorso.
Non ci piace, ancora, che abbiate sprecato l’occasione per intervenire sul tema dei costi della politica e sugli sprechi dello Stato. A cominciare dalla riduzione del numero delle provincie o dall’accorpamento dei comuni sotto i mille abitanti.
Sul ticket sanitario, che sarà operativo dai prossimi giorni, abbiamo la preoccupazione che possa consolidare ancor di più il dualismo del nostro Paese, perché le regioni del nord con molta probabilità potranno risparmiarlo ai propri residenti (magari finanziandolo con un aumento dell’IRAP), mentre le regioni del sud, sottoposte ai Piani di rientri e con una capacità fiscale inferiore, dovranno per forza di cosa accollarlo ai loro cittadini.
Riteniamo, ancora, che l’aumento dell’IRAP previsto dalla manovra per le società concessionarie, giusto in linea di principio, si possa trasformare nella realtà in un aumento delle tariffe per le famiglie e per i consumatori.
Non ci piace, neanche che non si affronti affatto il problema del Mezzogiorno. Siamo convinti, infatti, che per intervenire sulla crescita del Paese sia necessario soprattutto intervenire sulla parte del nostro Paese che cresce di meno. E, invece, in questa manovra non c’è nulla per il sud. Anzi ci preoccupa il fatto che il 40 per cento dei tagli che riguarderanno i ministeri sarà concentrato nel Ministero dello sviluppo, che gestisce i fondi FAS. Riteniamo presumibile, dalla lettura di questa norma, che questo 40 per cento sarà realizzato prevalentemente attraverso una riduzione dei fondi per le aree sottoutilizzate.
Queste sono soltanto alcune delle questioni alle quali guardiamo con maggiore criticità. Le rassegniamo alla discussione generale in quest’Aula, senza utilizzarle per allungare i tempi di approvazione del provvedimento, così come richiesto dal Presidente della Repubblica e dai mercati.
Ci auguriamo, però, che il Governo sappia avere pari responsabilità, comprendendo che una stagione è ormai finita e che la fase difficile che si sta aprendo sul futuro del Paese, meriterebbe un Governo più autorevole, più forte e, soprattutto, più capace di dimostrare alle piazze finanziarie che anche l’Italia può trovare il coraggio di fare le riforme.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.

Seguimi anche sui social-network

GALLERIA VIDEO

Content on this page requires a newer version of Adobe Flash Player.

Get Adobe Flash player