Intervento in aula Finanziaria 2010 (Video)

Discussione congiunta sulle linee generali – A.C. 2936-A e A.C. 2937-A

Assemblea – 9 dicembre 2009

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà.

ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, ci eravamo illusi che anche alla Camera ci potesse essere, così come era avvenuto al Senato qualche settimana fa, il confronto tra due modi distinti di intendere la politica economica del Governo: tra quanti sostengono che il primato debba essere quello dello sviluppo e quelli, invece, che ritengono che allo sviluppo si dovrà pensare quando la ripresa economica sarà più consolidata. 
Se aveste accettato – mi rivolgo ai colleghi della maggioranza – il confronto al vostro interno in Commissione e il confronto con le minoranze, avreste potuto oggi affermare che questo testo, quello che approverete, è un testo sintetico della discussione al vostro interno e rappresenta una sintesi anche del lavoro svolto con le minoranze in Commissione. 
Invece, non è avvenuto nulla di tutto ciò: questo testo è quello trasmesso dal Governo all’Aula per il tramite del relatore. Secondo me avete perso un’occasione. Avete dimostrato di sentirvi deboli e, quindi, incapaci di accettare il confronto sulle proposte emendative della minoranza, come quelle, ad esempio, sulla famiglia o come quelle che miravano ad introdurre piccoli sgravi fiscali, così come richiesto da più parti nel Paese. Ogni discussione su questi temi infatti avrebbe potuto aprire pericolose crepe nelle fila della vostra maggioranza. 
Per carità, voi avete titolo per assumervi la responsabilità per intero del vostro modo di guidare il Paese, del vostro modo di produrre interventi di politica economica e di interpretare il rapporto tra maggioranza e Governo e tra maggioranza e Parlamento. 
Noi interveniamo oggi, nonostante temiamo che sia già tutto deciso e che non vi siano margini per migliorare questa finanziaria, perché rimanga agli atti che queste responsabilità sono soltanto vostre. È soltanto vostra la responsabilità di mortificare il Parlamento, così come avete fatto in Commissione e come farete in Aula, se apporrete la questione di fiducia, senza accogliere alcun emendamento e senza confrontarvi su alcun emendamento della minoranza. 
Soprattutto è soltanto vostra la responsabilità di una politica economica che in questa finanziaria continua ad essere né di rigore, né di sviluppo, né più equa nei confronti delle famiglie che, come dimostrano i dati sulla povertà, stanno pagando il prezzo più alto per la crisi. Dunque, non è una legge finanziaria di rigore. Forse questa legge finanziaria dimostra più semplicemente che non avete una politica economica di rigore o di sviluppo che essa sia, e che l’obiettivo è solo quello di tirare a campare nella speranza che la crisi passi e che vi sia la ripresa, nella speranza che i dati dell’OCSE (che fanno registrare indicatori non po’ più positivi per il nostro Paese) e la lieve crescita del PIL (che ha registrato il nostro Paese negli ultimi mesi) siano segnali positivi di una ripresa possibile e non invece, come riteniamo noi, dei semplici rimbalzi. 
Infatti, una variazione del PIL di qualche decimo non autorizza a ritenere che la ripresa sia già iniziata; anzi, quasi tutti gli analisti concordano sul fatto che la ripresa sarà lunga e che non si sa quando l’economia europea potrà tornare a crescere a ritmi pre-crisi. E anche quando ciò avverrà per il resto dell’Europa, vi è il rischio che il nostro Paese, che anche prima della crisi cresceva più lentamente degli altri Paesi, stenti a riprendere la corsa. 
D’altra parte non è chiaro come si possa sostenere che la crisi sia passata e che stia iniziando la ripresa mentre la domanda continua ad essere debole, gli investimenti pure, e soprattutto mentre siamo costretti ad aumentare le risorse per gli ammortizzatori sociali perché le imprese continuano a licenziare (anche in questa finanziaria vi è un aumento di queste risorse). È falso che questa sia una finanziaria di rigore, perché con entrate una tantum, quali quella dello scudo fiscale o quella sul TFR dell’INPS, si finanziano spese correnti. Mi chiedo: è rigoroso, è responsabile finanziare spesa corrente che probabilmente, una volta aperti i rubinetti, si genererà ogni anno con entrate straordinarie, delle quali invece non potremmo disporre ogni anno? Credo che sia esattamente ciò che una finanziaria rigorosa dovrebbe evitare di fare. Invece di operare un’incisiva azione di spending review per distinguere la spesa pubblica cattiva da quella buona, per tagliare la spesa improduttiva, liberando così risorse per la famiglia, per la ripresa dei consumi e per le imprese – così come noi dell’Unione di Centro abbiamo in più di un’occasione sostenuto – si procede al solito modo, senza una visione e senza coraggio. A causa di questo modo di procedere si produrrà un ulteriore aumento della spesa pubblica negli anni prossimi, e ciò mentre il rapporto deficit – PIL è in modo preoccupante al di sopra del 115 per cento, non solo per la riduzione del PIL e delle entrate, ma anche per l’aumento della spesa primaria, come dimostra proprio la relazione previsionale e programmatica presentata dal Governo dalla quale si evince che i saldi di bilancio primari sono peggiorati tra il 2008 e il 2009 di ben 44 miliardi, e che 34 miliardi di questi 44 discendono proprio da un incremento della spesa primaria. Non avete fatto una finanziaria di rigore dunque, eppure si tratta di una finanziaria da 9 miliardi di euro quasi, una finanziaria che non è leggera ma che non ha purtroppo il peso qualificante di scelte di politica economica nette, a sostegno dei redditi o delle imprese. Non ci sono interventi a riduzione delle tasse o interventi per rilanciare i consumi. Avete poi completamente dimenticato la famiglia. Dite pubblicamente, in ogni occasione e in ogni dibattito televisivo, di volere introdurre sia pure gradualmente il quoziente familiare, di avere questo obiettivo, e poi nella finanziaria cancellate addirittura le poche cose che in passato erano state disposte per la famiglia, proprio mentre tutti sostengono che la famiglia rappresenta davvero il primo ammortizzatore sociale nel nostro Paese. Che fine hanno fatto i due miliardi e 400 milioni di euro per il bonus famiglia, che avrebbe dovuto diventare una posta di bilancio strutturale, ordinaria, a difesa della famiglia? Invece di migliorare il bonus famiglia, privilegiando le famiglie con figli, avete cancellato queste poche risorse. Nessun intervento sugli assegni familiari. Noi l’avevamo proposto con i nostri emendamenti e interventi in questa direzione. Nessun intervento sul fronte delle detrazioni o delle deduzioni delle spese per le famiglie con figli. Niente. La verità è che la famiglia per voi non è una priorità al di fuori dei dibattiti nei quali sostenete che lo sia. Questa, colleghi, non è neppure una finanziaria di sviluppo, perché non vi sono interventi per favorire la crescita e la domanda interna, e perché non vi sono gli sgravi fiscali richiesti da tutte le organizzazioni delle piccole e medie imprese italiane. Ma che non sia una finanziaria di sviluppo lo si vede soprattutto nell’interesse nullo che avete riservato alla parte del Paese che più potrebbe svilupparsi e che maggiormente potrebbe contribuire alla crescita del prodotto interno lordo del Paese. Mi riferisco al Mezzogiorno. In questa finanziaria non vi è un solo intervento per il Mezzogiorno, non un solo euro, soltanto lo spot della Banca del sud, come se la Banca del sud, così come l’avete prevista potesse essere la panacea ai mali del meridione. È vero, c’è nel Mezzogiorno un gigantesco problema del credito, che è più grave di quanto grave sia in ogni altra parte d’Italia. È vero anche che i centri decisionali delle banche sono ormai lontani dal sud perché possano le banche giudicare senza pregiudizi la qualità degli imprenditori e la valenza delle loro idee nell’erogazione del credito. 
Ma è disonesto far pensare che con l’istituzione della Banca del sud si possa risolvere questo problema. La Banca del sud in sostanza è come un’aspirina per un malato grave. Se il Governo vuol davvero intervenire sul problema dello sviluppo del Mezzogiorno predisponga allora un poderoso piano per le infrastrutture, per migliorare le autostrade, per dotare il sud dell’alta velocità ferroviaria – vorrei ricordare che solo il 7,5 per cento dell’alta velocità del nostro Paese è nel Mezzogiorno d’Italia – per aiutare le regioni a concentrare le risorse dei fondi FAS in poche e condivise opere strategiche interregionali: non si limiti soltanto all’ennesimo spot sul Ponte sullo Stretto che da solo non risolve alcun problema del Mezzogiorno. Questa legge finanziaria, in verità, abbandona il Mezzogiorno a sé stesso: lo dimostra la norma sull’alienazione dei beni confiscati alla mafia. Si sostiene in tutte le occasioni che ciò che fa più male alla mafia sia il sequestro dei suoi beni, sia colpirla nel patrimonio, sequestrargli la sua roba ed ora si dà la possibilità alle famiglie mafiose di riacquistare nelle aste, magari tramite propri prestanomi, questi beni, questa roba. Non è un caso che questa norma sia osteggiata da tutti coloro che combattono la mafia del Mezzogiorno e da tutti coloro che conoscono le mafie, da tutti coloro che mettono a frutto questi beni a fini sociali facendoli divenire – mi riferisco alle tante cooperative e alle tante associazioni di giovani – dei monumenti all’antimafia. Non è vero, come ha sostenuto il relatore, che, allora, se i mafiosi possono acquistare questi beni, dal momento che possono acquistare ogni bene, tanto varrebbe negare la possibilità di ogni transazione immobiliare. Il punto è che proprio questi beni, questa loro roba ha un valore particolare per i mafiosi. Potersi riaffacciare alla finestra della casa sequestrata è per i mafiosi poter affermare il loro primato sullo Stato e poter dire: lo Stato non può nulla contro di noi. Proprio per questo abbiamo detto di essere contrari e abbiamo detto che volevamo almeno ridurre il danno, prevedendo la possibilità per i comuni che esercitassero l’azione di opzione dell’acquisto dei beni di non venderli per 20 anni, perché altrimenti tale disposizione sarebbe stata un incentivo all’infiltrazione mafiosa delle famiglie nei comuni stessi.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Occhiuto.

ROBERTO OCCHIUTO. Altre norme contenute nel Patto per la salute dimostrano quanto il Mezzogiorno sia tenuto in pochissima considerazione. Mi riferisco in particolare all’utilizzo dei fondi FAS a ripiano dei debiti della sanità. Lamentate più delle volte a ragione la incapacità e i limiti dei gruppi dirigenti del sud, ma poi affidate proprio a questi gruppi dirigenti la possibilità di distrarre i fondi FAS che servirebbero per le infrastrutture, per lo sviluppo, per ripianare i debiti sanitari. È come dire ai presidenti delle regioni del sud che in questa legge finanziaria per legge indicate come commissari in caso di dissesto della sanità avete sbagliato, sbrigatevela voi: alla faccia dei cittadini! Sono contraddizioni che dicono: altro che la Banca del sud. Avete dimostrato in questa legge finanziaria di non avere una politica economica di respiro, di visione e anche la vostra idea del Paese non è un’idea di lungo periodo che davvero non merita la fiducia che i cittadini italiani vi hanno attribuito (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati del gruppo Italia dei Valori).

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