Problematiche inerenti alla recente approvazione della riforma in materia di autonomie locali – n. 3-00795
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata – 25 novembre 2009
(Problematiche inerenti alla recente approvazione da parte del Consiglio dei ministri del disegno di legge di riforma in materia di autonomie locali – n. 3-00795)
PRESIDENTE. L’onorevole Occhiuto ha facoltà di illustrare l’interrogazione Vietti n. 3-00795 (vedi l’allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), concernente problematiche inerenti alla recente approvazione da parte del Consiglio dei ministri e del disegno di legge di riforma materia di autonomie locali, di cui è cofirmatario.
ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, il Consiglio dei ministri qualche giorno fa ha licenziato approvandolo un disegno di legge che avrebbe dovuto riformare il sistema delle autonomie degli enti locali. Questo disegno di legge contiene al suo interno la cosiddetta Carta delle autonomie che noi abbiamo sempre auspicato fosse approvata addirittura prima del federalismo fiscale. Con la presente interrogazione esprimiamo al Governo qualche preoccupazione: la prima in ordine alla mancata soppressione delle province che tutti quanti avevamo invocato come un punto fondamentale nella campagna elettorale per le ultime elezioni ma poi nessuno ha avuto il coraggio di essere conseguente sopprimendo le province. La seconda preoccupazione che raccogliamo nell’interrogazione è stata sollevata dal sistema delle autonomie che sostiene in sostanza che questo disegno di legge non vada nella direzione di rendere effettivamente sostenibile il federalismo fiscale, si limiti ad una sorta di restyling della pubblica amministrazione ma non consenta un effettivo coordinamento dei livelli di governo presenti nel Paese.
PRESIDENTE. Il Ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli, ha facoltà di rispondere.
ROBERTO CALDEROLI, Ministro per la semplificazione normativa. Signor Presidente, la modifica del titolo V della Costituzione del 2001 ha attribuito allo Stato la potestà legislativa esclusiva in materia di funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane. Dal 2001 ad oggi nessuno – e sottolineo nessuno – ha definito tali funzioni, lasciando un vuoto normativo che ha favorito duplicazioni e sperperi di risorse pubbliche. La nostra proposta di riforma va a riempire tale vuoto e definisce puntualmente e per la prima volta le funzioni fondamentali degli enti locali, risolvendo una volta per tutte l’annoso problema del chi fa che cosa, cosa che si è resa ancor più necessaria per la realizzazione del federalismo fiscale e quindi la riforma non è, come dice l’interrogante, in rotta di collisione con il federalismo fiscale, ma ne rappresenta un elemento imprescindibile per la sua realizzazione.
A proposito, non corrisponde a verità sostenere, come fatto dagli interroganti nella loro premessa, che il decreto Ronchi abbia prorogato il termine per l’emanazione del primo decreto attuativo, che era e resta fissato a maggio 2010. È vero invece che non si sono abolite le province, cosa che non sarebbe stato possibile fare con legge ordinaria come quella in oggetto (ci sarebbe voluta una legge costituzionale), ma ne proponiamo una riduzione nel numero ed una loro razionalizzazione, coerentemente con il programma di questa maggioranza, che parla di abolizione non delle inutili province, ma delle province inutili, che è quello che stiamo realizzando.
Forse meno coerenti sono state le forze politiche che hanno chiesto l’abolizione delle province ed hanno poi candidato in ogni provincia d’Italia propri esponenti alla carica di presidente di provincia, ma non sempre la coerenza è d’obbligo. Abbiamo proposto però l’abolizione di altri enti o figure inutili: le comunità montane a livello di legislazione statale, i consorzi di funzioni, i difensori civici comunali, le circoscrizioni di decentramento. Abbiamo ridimensionato il numero dei consiglieri comunali, provinciali e di circoscrizione, passando dagli attuali 130.341 consiglieri a 93.795 a regime. Abbiamo ridimensionato le giunte comunali e provinciali, passando dagli attuali 21.355 assessori ai futuri 14.757, quindi con un saldo complessivo di 51.303 poltrone in meno ed un risparmio, a regime, di centinaia di milioni di euro.
Appare infine curioso parlare di sottrazione di sovranità ai comuni e di svuotamento del ruolo del sindaco come nella premessa: il sindaco, con questa riforma, esce rafforzato. Nei piccoli comuni potrebbe addirittura amministrare facendo a meno della giunta ed il consiglio comunale torna finalmente ad avere un suo ruolo ed una sua dignità.
Una precisazione per concludere: il Ministero o il Ministro per la semplificazione amministrativa, a cui è diretta l’interrogazione, non esiste nell’attuale compagine di Governo.
PRESIDENTE. L’onorevole Occhiuto, cofirmatario dell’interrogazione, ha facoltà di replicare.
ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, chiaramente non posso ritenermi soddisfatto della risposta del Ministro Calderoli. Che dal 2001 ad oggi non sia stata fatta la riforma del sistema delle autonomie e che non sia stata approvata la carta delle autonomie è una cosa che noi per primi abbiamo contestato: il Ministro ricorderà che, in occasione del dibattito sul federalismo fiscale, noi sostenevamo che era necessario intanto occuparsi del federalismo amministrativo, proprio perché era necessario risolvere i problemi che richiamava il Ministro, e poi finanziare i fabbisogni, stabilire prima come ridurre il numero dei livelli di governo in questo Paese – che sono troppi: le regioni, le province, i comuni, i consigli di quartiere – come stabilire quali dovessero essere le funzioni da assegnare a ciascun livello di governo e poi finanziare queste funzioni. Infatti ai cittadini, che vogliono il federalismo fiscale, interessa che lo Stato costi di meno. Se non si riducono i livelli di Governo e se non si riordinano le funzioni in seno a ciascun livello di Governo lo Stato non costa di meno e con il federalismo fiscale costerà di più.
Mi permetta Ministro: noi siamo stati gli unici a proporre una legge di riforma e di soppressione delle province. È vero, abbiamo partecipato alle elezioni provinciali con nostri candidati.
Lei forse non ha seguito, come è legittimo, la campagna elettorale dell’Unione di Centro perché in tutte le province ci siamo presentati con un programma che aveva per oggetto la riduzione degli assessorati e delle funzioni delle province, nella direzione di devolvere tali funzioni anche a livelli sussidiari di intervento.
Ebbene, siamo stati gli unici ad andare fino in fondo. Altri, che avevano nel programma la soppressione delle province, non sono stati poi conseguenti, dopo le elezioni. Ci preoccupa questo modo di procedere.
Abbiamo già detto in altre occasioni che siamo per un federalismo che funzioni e che riduca i costi dello Stato, ma il federalismo che voi avete proposto, quello fiscale, è stato finora solo uno spot per le elezioni europee. Ora ci sono le elezioni regionali e ci preoccupa che si possa procedere nella direzione di riformare con finte riforme lo Stato al fine di fare di provvedimenti importanti dei veri e propri spot.
In conclusione, mi consenta di ricordare che lei, signor Ministro, ha affermato qualche giorno fa, in una sua dichiarazione alla stampa, che era necessario mantenere le province perché sono stati soppressi gli enti inutili. Chiariamoci: o le province sono inutili e, se sono inutili, vanno soppresse oppure – non so che algebra utilizzino il Governo e il Ministro Calderoli – non si può ritenere che, sommando funzioni di enti inutili ad altri enti inutili, come le province, si faccia di più enti inutili un ente utile.
Ebbene, riteniamo che questo modo di procedere sia assolutamente insoddisfacente e non dimostri nemmeno il senso di responsabilità che deve avere chi, invece, vuole regolare lo Stato su materie così importanti come l’architettura istituzionale.





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